giovedì 6 agosto 2015

Alla ricerca del regno di Silla

Dopo quattro giorni lasciamo Seul e ci muoviamo verso Busan, dove abbiamo prenotato a fatica il traghetto per Fukuoka, in Giappone. Il traghetto non si poteva prenotare online per l’incompatibilità del sito con i nostri sistemi operativi occidentali (ci era successo anche con il traghetto da Vladivostok) così, appena arrivati a Seul, abbiamo chiesto all’albergo di farlo per noi. La compagnia più economica (Camellia) non aveva più posto. C’è andata bene con la Kobee, ben più costosa, ma anche più veloce.

Dei tre giorni che ci rimangono in Corea del Sud, uno lo dedichiamo ad Andong, uno a Gyeongju e l’ultimo a Busan. Sono città relativamente vicine e con diversi siti Patrimonio dell’Unesco.
Appena arrivati ad Andong prendiamo un bus verso il villaggio di Hahoe, lasciando i nostri zaini più grandi nei box a pagamento della stazione. Il villaggio è carino, ma niente di eccezionale: case d’epoca con tetti in paglia. All’ingresso del villaggio c’è una piccola sala/museo tutta dedicata alla visita della Regina Elisabetta avvenuta nel 1999. Un altro villaggio ricostruito si trova a 4 km a nord della città, nei pressi di una diga. Si può tranquillamente evitare. È stato invece bello il ritorno in città camminando lungo il fiume su delle passerelle in legno.

Molto interessante Gyeongju, vista nel secondo giorno, l’antica capitale del regno di Silla durato quasi mille anni. È il più grande sito storico della Corea. La parte più emozionante è sicuramente il Parco dei Tumuli: 23 tombe di monarchi e nobili della dinastia di Silla. Ricordano le piramidi, anche se sono ricoperte di terra e non di blocchi in pietra. In una di queste si può entrare e vedere come sono fatte all’interno. Poco distante c’è l’osservatorio astronomico “Cheomseongdae” ritenuto il più antico dell’Asia, costruito con 362 pietre che rappresentano i giorni dell’anno lunare. La sera passeggiamo in un parco di pagode bel illuminate che si riflettono con mille colori sul lago circostante, mentre gli altoparlanti diffondono una piacevole musica. Fuori città abbiamo visto il villaggio di Yangdong, e la statua del Buddha Sakyamuni, sempre patrimonio Unesco.

Infine arriviamo a Busan, città enorme che si affaccia sul mare. Il suo mercato del pesce è forse uno dei più grandi che abbiamo mai visto. Facciamo il biglietto giornaliero della metro, in modo da muoverci più tranquillamente e andiamo al mare, appena fuori città, una spiaggia circondata da grattaceli nuovi e altri in costruzione. C’è tanta gente, ma nessuno è in costume, giocano nell’acqua e fanno il bagno vestiti, non per motivi religiosi, ma per ripararsi dal sole.

La sera saliamo sulla Busan Tower per osservare dall’alto la seconda città più grande della Corea e per salutare questo Paese che si è rivelato ben più interessante di quanto avessimo pensato.  

Domani si va in Giappone.  

Il villaggio di Hahoe patrimonio dell'UNESCO
Case abitate con il tetto in paglia
Giare per la fermentazione degli alimenti, presenti anche all'EXPO di Milano
Ponte ristrutturato del XIX secolo a Gyeongju
Vie del villaggio di Hahoe
Tempio buddista a Busan
Demone schiacciato dal piede di una divinità buddista 
Ponte vicino alla diga di Andong
Il percorso per tornare ad Andong
Villaggio a nord di Andong
Stupa nel giardino del museo storico di Gyeongju
Tombe dei re e dei nobili del regno di Silla
Il più antico osservatorio astronomico dell'Asia
Ancora nel parco delle tombe
Il palazzo Anapji Pond a Gyeongju
Mercato del pesce a Busan
Varietà di pesce
La spiaggia di Busan circondata da grattaceli e centri commerciali
Lettura delle carte per le vie di Busan

martedì 4 agosto 2015

Viaggio al 38° parallelo, dove le due Coree si dividono

Malgrado le apparenze, l’opulenza di Seul e la tranquillità dei suoi abitanti, le due Coree sono in guerra da 65 anni e ogni tanto ancora si sparano sulla linea di demarcazione (DMZ, Delimitarized Zone) che corre lungo il 38° parallelo. La visita ai luoghi simbolo di questa divisione è una delle escursioni turistiche più gettonate per chi passa per Seul, trovandosi solo a una cinquantina di chilometri da quella che è considerata una delle linee più conflittuali del mondo intero. Il turismo è il lato kitsch di questa guerra, ma è anche il segnale che, tutto sommato, la tensione è più sopportabile.

La zona smilitarrizzata che divide la penisola coreana in Nord e Sud iniziò come una semplice linea tracciata su una mappa nel 1945 dagli americani, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per facilitare la resa dei giapponesi. La parte nord andò sotto l’influenza della Russia, mentre quella a sud rimase sotto l’appoggio degli Stati Uniti. Con gli anni la tensione fra le due coree salì fino allo scoppio della guerra nel 1950. Dopo tre anni di combattimenti, 4 milioni di morti e oltre 200.000 feriti, nel 1953 fu firmato l’armistizio con la creazione di una zona di sicurezza larga 4 km per tutti i 250 km di confine. Questa fascia, in cui è vietato a chiunque di entrare, è diventata negli anni una zona protetta dove la flora e la fauna hanno potuto svilupparsi al riparo dei danni creati dall’uomo e ora vi trovano rifugio diverse specie in via di estinzione.

La “gita” nella zona di divisione deve essere fatta con delle agenzie autorizzate, che per l’equivalente di una quarantina di euro ti fanno visitare quatto punti. Il primo è l’osservatorio (Dora Observatory), una piattaforma sopraelevata con decine di binocoli che ti permettono di osservare l’altra parte del “muro”, la Corea del nord, uno dei paesi più reclusi e misteriosi del mondo. Non si vede granché, soprattutto per la scarsa visibilità, ma tutti pagano l’obolo di 500 Won al telescopio e ci provano.

La seconda tappa è uno dei quattro tunnel scavati nel tempo dai nord coreani in previsione di un attacco al sud, scoperti dai sudcoreani negli anni ‘70….per entrarci ci si mette un elmetto e si scende in profondità, visitando i primi 435 metri di un tunnel lungo 1.670 metri; niente di che, ma l’idea di essere sotto alla “terra di nessuno” è emozionante. Nella terza tappa si visita l’Imjingak Park, un monumento dedicato ai cinque milioni di coreani che hanno perso la casa al momento della creazione della linea di separazione. Molte di queste famiglie sono state divise, una parte è rimasta al nord e una al sud…da allora non si sono più visti.

L’ultima sosta è la nuovissima stazione dei treni che sorge nel punto in cui è stata interrotta la linea ferroviaria che collegava le ferrovie del Nord con quelle del Sud prima della divisione. La stazione è nuova e praticamente vuota (chi vuoi che venga fin qua!)… ci si chiede il senso di spendere i soldi per un’opera così inutile. La guida spiega che i soldi per la ricostruzione della stazione sono stati donati da privati che sperano nella riunificazione dei due paesi, una specie di monumento alla speranza.

Dopo sette ore saliamo sul minibus e ritorniamo verso Seul, pensando che tutte le visite fossero finite. Invece no, anche in Corea del Sud i tour comprendono la tappa finale in un negozio. A noi è toccata la descrizione di tutto il processo di produzione del ginseng, di cui i coreani sono grandi coltivatori. Ci offrono vari assaggi che ci tirano un po’ su… beh, forse, lo scopo di questo stop era proprio questo.

Le prime barriere 
DMZ, Delimitarized Zone
Muri in mezzo alle risaie
Un contadino passa il check point
Filo spinato ovunque
Tutti alla ricerca della Corea del Nord
L'ultimo treno circolante prima che i binari fossero interrotti dalla linea di separazione
La zona cuscinetto è piena di mine
Il popolo spinge per la riunificazione delle due Coree
Cartello pieno di speranza: prossima fermata PYEONGYAN (Corea del Nord)
Preghiere di pace lungo la rete di separazione

lunedì 3 agosto 2015

La sorprendete Seul

Seul ci ha sorpreso per la sua grandezza, per la sua architettura, per la sua bellezza e per la sua efficienza, tanto che ci siamo rimasti due giorni in più del previsto. Già all’arrivo con l’autobus da Dounghae abbiamo notato, per chilometri e chilometri, interi quartieri elevarsi al cielo come cattedrali, uno dopo l’altro, così compatti da sembrare un unico blocco di cemento, anche se ogni grattacielo ha un enorme numero stampato sulla parete laterale, così da poterlo distinguere dagli altri. In centro tutto diventa ancora più grande: i palazzi, le strade, le distanze.

Il nostro ostello occupa tre piani di uno di questi colossi, sembra nuovo. Per entrare bisogna togliersi le scarpe e mettere delle pantofole: rimarranno tue per tutto il tempo di permanenza e non saranno confuse con altre perché ogni camera ha un box numerato all’ingresso per riporre scarpe o ciabatte.  La camera ha un’intera parete di vetro e una bella vista su questo strano skyline.

Verso sera facciamo un giro per il nuovo quartiere di Dongdaemun, dove c’è uno strano edificio argentato a forma di astronave. Per un attimo abbiamo veramente pensato di essere in un film del futuro. L’edificio fa parte della riqualificazione di un’area che precedentemente era utilizzata per attività sportive. All’interno ci sono dei giardini completamente ricoperti di fiori di plastica illuminati a led. Il colpo d’occhio è notevole. Continuiamo a girare il quartiere alla ricerca di cibo a prezzi ragionevoli, ma non è facile, la Corea è molto più cara della Russia sotto questo punto di vista, anche i ristorantini più economici chiedono 20 o 30 euro per cenare, una pizza costa 25 euro. Bisogna andare al vicino mercato serale di Gwangjang per trovare prezzi ragionevoli.

Non resta molto dell’antica Seul, la città che era circondata da mura difensive che la proteggevano dall’assalto dei nemici. Le guerre interne e la Seconda Guerra Mondiale hanno quasi completamente distrutto i vecchi palazzi, i templi e le case; quelli rimasti sono notevoli come il palazzo Gyeong-Bokgung, edificato nel 1395 attorniato da un celebre giardino segreto e il palazzo Changgyeonggung dichiarato patrimonio UNESCO.

Seul è una città enorme, una delle venti città più popolose al mondo, con oltre 23 milioni di abitanti considerando l’hinterland. La tecnologia domina la vita dei corani. Tutto è collegato in rete, le telecamere sono ovunque e per i pagamenti viene usata quasi esclusivamente la carta di credito, anche per comprare un gelato. La rete metropolitana, con i suoi 547 km di linee, è la più lunga al mondo e funziona molto bene. Difficile trovare delle critiche ad una città come questa, visto che tutto funziona e le persone sono sempre carine e disponibili.

Seul è anche una città che non dorme mai, i centri commerciali rimangono aperti fino a tarda notte, alcuni chiudono verso l’una, altri alle 4.30 del mattino! Gli uffici informazione per i turisti, presenti in più parti della città, chiudono verso mezzanotte. Poi, al mattino, tutto tace fino a tardi. I prezzi sono alti, anche per noi. Questo potrebbe dare l’idea che tutti i coreani stiano molto bene, ma non è così: a fronte di una grossa classe agiata, c’è anche chi guadagna molto poco. Comunque in Corea l’economia va bene, la disoccupazione è bassissima e non esiste debito pubblico.

Passando da un palazzo storico all’altro visitiamo i vari quartieri della città e alcuni musei, soprattutto di arte modera. Alcuni siti sono gratuiti, altri chiedono due o tre euro per l’ingresso, un prezzo simbolico.  Un museo fatto veramente bene è il Memoriale della Guerra, con video ed effetti speciali che attirano l’attenzione, anche dei più giovani. All’esterno ci sono navi e aerei impiegati durante la Seconda Guerra Mondiale e durante il conflitto con la Corea del Nord.

Anche le strade, come i grattacieli, sono enormi e percorse da grosse automobili sempre pulite, così come sono pulite le strade e i marciapiedi. La loro mania per la pulizia arriva all’estremo agli sportelli dei bus o alle biglietterie dei musei, quando viene chiesto di igienizzarsi le mani con un liquido che viene distribuito, prima di passare loro i soldi del biglietto. 

Seul ci è piaciuta.

Strutture futuriste di piazza Dongdaemun
Palazzo Geunjeongjeon
Fiori "al led" nei giardini di piazza Dongdaemun
Esterni del museo dell'arte moderna di Seul
Muri di luce
Templi sommersi dai grattacieli
Il giardino segreto del palazzo di Changdeokgung
Seul centro
Festeggiamenti di quartiere
Vendita di pesce in uno dei tanti mercati
Bongeunsa Temple (Buddhista)
Bongeunsa: un'oasi di tranquillità
...gnocchi!
Scene al mercato di Gwangjang
Tanti i mercati alimentari
Tetti del quartiere residenziale di Bukcon Hanok
Lo smartphone in primo piano, anche per i giovani coreani
Luci serali al quartiere Dongdaemun
Il memoriale della guerra, nel giardino vecchi mezzi militari
Le antiche porte della città
In molte strade è vietato fumare
I centri commerciali chiudono molto tardi, alcuni anche alle 4.20 del mattino