mercoledì 12 agosto 2015

Il santuario shintoista dell’isola di Miyajima

Itsukushima è un santuario shintoista che si trova nell’isola di Miyajima, a poca distanza da Hiroshima, inserito nell’elenco dei patrimoni dell’UNESCO. È così importane da avere migliaia di succursali in tutto il Paese. Il santuario è stato costruito su quest’isola perché ritenuta sacra, la sua fondazione si colloca tra il VI e l’VIII secolo.

Il complesso principale, costituito da una serie articolata di costruzioni su palafitta, è circondato da strutture ausiliarie funzionali allo shintoismo e al buddhismo, tra cui alcuni santuari, una pagoda a cinque piani e una a due piani. Vista la sacralità del luogo, per molti secoli l’ingresso all’isola è stato vietato. Ora è facilmente accessibile tramite un traghetto, ma per mantenerne la purezza, dal 1878 non sono ammesse nascite o morti nei pressi del santuario. Le donne incinte e i malati terminali sono allontanati.

Il torii, portale d’ingresso al luogo sacro, costruito in mare di fronte al tempio principale, è uno delle maggiori attrattive turistiche del Giappone. La foto che lo ritrae con il Monte Misen sullo sfondo è una delle più pubblicizzate. Il torii è alto 16 metri ed è costruito in selezionatissimo legno di canfora. Può essere visitato a piedi durante i momenti di bassa marea, mentre è raggiungibile solo in barca quando l’acqua sale, similmente a come accade al Monte Saint Michel in Francia.

Finita la visita del tempio saliamo in cima al Monte Misen a piedi, invece di usare la comoda funivia. Il sentiero dentro il bosco è molto bello, ma i 530 metri di dislivello si sentono tutti sulle gambe, anche a causa dell’alta umidità dell’aria. Impieghiamo un’ora e mezza per arrivare in cima, dove ci addormentiamo sotto le tettoie in legno, mentre sullo sfondo si vedono le isole dell’arcipelago. Quando ci svegliamo, forse dopo un’ora, cominciamo la veloce discesa, fermandoci a visitare il bellissimo tempio buddhista di Daisho-in, con infinite piccole statue del Buddha. Abbiamo impiegato quattro ore tra salita e discesa, riposo compreso.

Intanto, giù nel paese c’è gran festa. Dal santuario di Itsukushima, fino al porto da cui salpano i traghetti per la terra ferma, è tutto un via vai di persone e una fila continua di bancarelle con ogni sorta di cibo. In prima serata sono previsti i fuochi d’artificio lanciati da una piattaforma nel mare, posta proprio dietro al torii. Una marea di fotografi ha piazzato i cavalletti fin dal mattino per prepararsi all’evento. Ci dicono che i festeggiamenti sono legati alla “ricorrenza dei morti”.

Decidiamo di fermarci a vederli anche noi, ma ci preoccupiamo dell’enorme quantità di persone presenti e ci chiediamo se riusciremo a salire sul traghetto una volta finiti i fuochi. Nell’attesa entriamo in un ristorante per mangiare l’okonomiyaki, la specialità del luogo, una sorta di frittata cucinata su una piastra rovente, la chiamano la “pizza giapponese”. È così buona che facciamo il bis. Per sicurezza ci fermiamo a guardare i fuochi vicino al ferry, in modo da essere tra i primi a partire. Belli i fuochi, ma niente di nuovo rispetto ai nostri. Alle 20.30 siamo già sul traghetto di ritorno verso Hiroshima, da dove eravamo partiti 12 ore prima.

Costo del cibo
Girando per le città giapponesi notiamo che il cibo non è poi così costoso, a parte la frutta che ha prezzi elevatissimi: le angurie vengono vendute a 30 euro l’una, l’uva a 4,4 euro al grappolo e le mele a 3 euro l’una, mentre le banane ne valgono solo uno!

Problemi di prelievo risolti con “7 Eleven”
Abbiamo finalmente trovato i bancomat che accettano anche le nostre carte del circuito Maestro. Sono quelli della catena di piccoli supermercati della “7 Eleven”, diffusissimi in tutte le città. Abbiamo prelevato fino a 50.000 yen alla volta. 

Torii fluttuante, il portale d'ingresso al tempio, in un momento di bassa marea
Il tempio shintoista Itsukushima in un momento di bassa marea
Ragazzi in kymono a spasso per l'isola
Anche lui alla moda
Incontri durante la salita al Monte Misen
Vista dalla cima del Monte Misen a 530 metri di quota
Centinaia di piccoli buddha con il berretto fatto rigorosamente a mano
Il tempio costruito su palafitte, sullo sfondo una delle sue pagode da cinque piani 
Lanterne di metallo e di carta dentro il tempio
In attesa dei fuochi d'artificio serali
Il torii è il sito più fotografato del Giappone
Momento di preparazione dell'okonomyaki, la "pizza giapponese"
Costo di un'anguria a Okayama 4000 yen = 30 euro!
Un grappolo d'uva 4,4 euro e una mela quasi 3 euro!

martedì 11 agosto 2015

Hiroshima: il male minore?

Da Beppu, nell’isola di Kyushu, a Hiroshima ci sono circa 360 km. Prendendo i treni espressi e il superveloce Shinkansen, avremmo impiegato meno di tre ore, invece prendiamo una combinazione di ben 5 treni locali che impiegano 6 ore! Il motivo di tale scelta è sostanzialmente economico: i trasporti costano molto in Giappone (poco più dell’Italia in realtà) e i treni super veloci costano il doppio rispetto ai locali. Così abbiamo speso 50 euro a testa invece di 100.

Certo, con il JR Pass, l’abbonamento che devi comprare online prima di arrivare in Giappone e che ti permette di viaggiare liberamente (mica tanto, devi passare comunque per la biglietteria a prenotare il posto, talvolta il treno è pieno e devi prendere il successivo) per una, due o tre settimane su tutti i treni giapponesi, sarebbe stato diverso. Ma noi siamo partiti molto tempo prima: spendere tutti quei soldi senza la sicurezza dei tempi di arrivo in Giappone ci sembrava azzardato. Per di più, secondo i nostri conti, l’abbonamento conviene solo se si prendono molti Shinkansen. Lo sapremo con certezza solo alla fine del viaggio.

Slow travel
Un altro motivo per cui non abbiamo fatto l’abbonamento è che ci piace il “viaggiare lento”, contemplare dal finestrino di un autobus o di un treno i paesaggi e le città, magari leggendo le storie di quei luoghi proprio mentre ci passi davanti. Se non fosse così non avremmo scelto di andare via terra, e via mare, da Venezia fino a Tokyo. Lo slow food va sempre più di moda, noi siamo per lo slow travel.

Hiroshima: la prima bomba nucleare
Hiroshima è tristemente famosa per essere il luogo dove fu sganciata la prima bomba nucleare della storia, come azione bellica. Non la prima in assoluto, in quanto poche settimane prima ne fu fatta esplodere una, di prova, nel deserto del New Messico. Guardando la città di Hiroshima oggi, moderna e brulicante di vita, non si direbbe che la sua ferita sia così grande.

Al memoriale della bomba atomica si arriva con una breve passeggiata dalla stazione dei treni. Superate le vie pedonali del centro si attraversa un ponte e subito ci si trova nel Parco della Pace, disseminato di monumenti commemorativi tra cui il cenotafio che riporta i nomi delle vittime accertate della bomba e la Fiamma della Pace, che verrà spenta solo quando sarà distrutta l’ultima arma nucleare esistente al mondo.

Dall’altra parte rispetto al fiume si vede la Cupola della Bomba Atomica, il simbolo forse più toccante della devastazione di Hiroshima. L’edificio costruito nel 1915 con strutture antisismiche, rimase in piedi malgrado fosse stato colpito quasi direttamente. Dopo la guerra, nonostante le perplessità degli abitanti di Hiroshima, l’amministrazione locale decise di conservare i ruderi come monumento commemorativo. La cupola è ora patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Uno dei monumenti più toccanti è quello dei bambini, dedicato a Sasaki Sadako. Sadako aveva due anni quando scoppiò la bomba, lei era nella sua casa che si trovava a due chilometri dall’epicentro. All’età di 11 anni scoprì di essere malata di leucemia e decise di fare mille gru di carta. In Giappone le gru sono il simbolo della felicità e della longevità e la bambina era convinta che, se fosse riuscita a realizzare l’obiettivo, sarebbe guarita. Purtroppo morì prima di compiere l’impresa, che fu portata a termine dai suoi compagni di classe. La storia della piccola Sudako ha profondamente commosso il paese e spinge tuttora moltissime persone a costruire gru di carta.

Il Museo della Pace è dedicato alla spiegazione dei fatti e contiene molti oggetti recuperati dopo l’esplosione. Purtroppo una parte del museo è chiusa per ristrutturazione, quello che vediamo ci delude un po’, se lo confrontiamo con quello che abbiamo visto nel museo della Bomba Atomica di Nagasaki. Per di più le sale traboccano di visitatori. Appena qualche giorno fa c’è stata la commemorazione del 70° anno dall’esplosione della bomba, con la presenza di oltre 100 rappresentanti dei vari stati del mondo.

Malgrado si conosca molto dei fatti legati alle due bombe atomiche, leggendo qua e là si scoprono ancora delle informazioni sorprendenti, come il fatto che subito dopo l’esplosione l’opposizione al governo, in Giappone, e molta opinione pubblica, considerassero le bombe il male minore, perché senza quei fatti il governo nipponico non si sarebbe arreso e avrebbe portato alla morte molti più soldati e civili di quelli morti a causa delle bombe.

Il bombardamento sulle due città del Giappone non fu comunque la prima volta in cui gli Alleati colpirono le città delle potenze dell’Asse creando numerose vittime: il bombardamento di Dresda causò la morte di oltre 35.000 persone e la completa distruzione di una delle più grandi città d’arte tedesche, mentre quello di Tokyo, nel marzo 1945, causò 100.000 morti e danni architettonici enormi. Follie della guerra!

Questi e altri fatti sono riassunti nella seguente pagina di Wikipedia:

La Cupola della Bomba atomica, forse il simbolo più toccante della devastazione di Hiroshima.
Un plastico dentro il museo indica il punto, a 600 metri di altezza, in cui è scoppiata la bomba
Il cenotafio con all'interno la fiamma della pace
Il monumento dedicato ai bambini vittime della bomba atomica.
Sasaki Sadako è stata esposta alle radiazioni all'età di due anni, ad undici scopre di essere malata di leucemia.
Le gru di carta intorno al monumento 
Le parole lasciate nel libro degli ospiti dall'ex presidente della repubblica Luigi Scalfaro in visita al museo nel 1998.
Le due esplosioni atomiche in Giappone. La bomba di Hiroshima era all'uranio, quella di Nagasaki, più potente, al plutonio. Malgrado la potenza maggiore a Nagasaki ci sono state meno vittime, perché per errore la bomba è stata lanciata in una valle e le colline circostanti hanno protetto una parte della città 
Un'immagine della città pochi giorni dopo l'esplosione
La bomba di Hiroshima "Little Boy" era più piccola di quella di Nagasaki perché all'uranio e non al plutonio
Il fungo atomico dopo l'esplosione alto fino a 18 km
"L’animo mio è pieno d’angoscia. Pietà per le povere vittime, ammonimento per tutti noi a vivere in pace con tutti i popoli della Terra o sarà la fine dell’umanità se dovesse esplodere la terza guerra mondiale."
Sandro Pertini

16 marzo 1982

lunedì 10 agosto 2015

Negli inferni di Beppu

Il Giappone è una terra misteriosa, mai banale, piena di sorprese. La città di Beppu, prefettura di Oita, nell’isola di Kyushu, è un inferno incantevole sul quale transitare. Situata tra il Monte Aso e il mare è considerata la Las Vegas del Giappone, anche se questa nomea le deriva più per le attrattive sessuali che per i casinò e il gioco d’azzardo. La città sta cercando di cambiare tendenza e un segnale è la chiusura del museo del sesso avvenuta nel 2011. Malgrado questo la città continua ad essere presa d’assalto dai turisti per i suoi quartieri a luci rosse, per le sue discoteche e i locali aperti fino a tarda notte.

L’attrattiva principale sono però le sue terme. A Beppu esistono due tipi di sorgenti termali: gli Onsen e gli Jigoku. Di onsen la città è tappezzata in ogni suo angolo, ve ne sono quasi 3.000, il 10% di tutti gli onsen del Giappone. Come volume di acqua calda presente nel sottosuolo Beppu è seconda solo a Yellowstone.  Gli onsen fungono da bagno turco e in questa città non sempre c’è la rigorosa separazione tra uomini e donne come succede nelle altre città.

Gli Jigoku sono gli inferni di Beppu, si tratta di 8 spettacolari hot spring attorno ai quali aleggiano densi vapori che ricordano le atmosfere descritte nei gironi danteschi. Costituiscono un’attrattiva turistica da ammirare in tutta la loro bellezza, ma a differenza dei bagni termali, non consentono immersioni al loro interno perché l’acqua può raggiungere temperature molto alte. I giapponesi poi hanno aggiunto del loro creando intorno ad ognuna di queste vasche bollenti un’ambientazione che ricorda i parchi di Disneyland. Le pozze però valgono la visita.

Sei di queste si trovano raggruppate a Kannawa, a nord del centro, e due qualche chilometro più a ovest, nella zona di Myiukizaka. Arrivati in città con il treno delle 7.00 da Beppu, depositiamo i bagagli nell’ostello e raggiungiamo il primo gruppo di vasche. Tra la giornata molto calda e i vapori dell’acqua termale facciamo fatica a spostarci da una hot spring all’altra. Non contenti di questo ci facciamo pure a piedi i 2,5 km che separano quelle di Myiukizaka, sono meno interessanti delle precedenti, forse non valevano la fatica.

Prima di cena vogliamo provare almeno un onsen. Il caldissimo Takegawara Onsen è vicino al nostro ostello e occupa un favoloso edificio di legno costruito in epoca Meiji. E’ più piccolo di quello che abbiamo provato ad Aso, ma l’unica stanza centrale è caratteristica e consunta dal tempo. Quando entro gli altri uomini mi spiegano che prima di immergermi nella vasca devo lavarmi versandomi addosso dell’acqua con un catino… per fortuna è calda.

La sera giriamo per i ristornati cercando qualcosa per cena. Il Giappone ha una grande varietà di cibo e non è nemmeno difficile sceglierlo, perché espongono in vetrina dei modelli in plastica delle pietanze che poi ti serviranno. Non troviamo comunque nulla che ci piace e che abbia prezzi ragionevoli, così compriamo le solite vaschette di sushi preconfezionate al supermercato e le mangiamo nella sala comune della Beppo Gust House, prima di ritirarci nella nostra cameretta di soli 5 mq.

Abbiamo notato che d'estate in Giappone fa buio molto presto, intorno alle 19 di sera. Un’ora prima che in Corea, dove vige lo stesso fuso orario (+7 rispetto all’Italia), ma si trova centinaia di km più a ovest, e quasi due ore prima di Vladivostok, in Russia, che ha un’ora di fuso in più (+8 rispetto all’Italia). In pratica, verso fine luglio il sole a Vladivostok tramonta verso le 20.40, come in Italia, mentre a Tokyo alle 19 è già buio… che sia per questo che la sera le città giapponesi sono deserte, tutti a nanna presto?

Il vapore sotterraneo esce da molti punti della città di Beppu
Umi Jigoku: La sua acqua è celeste ed è circondato da fitta vegetazione e altri stagni dalla tonalità arancione sovrastati da foglie di loto  ampie e resistenti
Yama Jigoku: Offre un paesaggio di montagna, con piccoli stagni e uno zoo da poter visitare.
Oniishibozu Jigoku: Da questo inferno emergono bolle di fango che i locali di Beppu sono soliti paragonare alle teste rasate dei monaci
Ninfee circolari nei giardini delle sorgenti termali 
Shiraike Jigoku: La sua acqua è di un colore molto simile a quello del latte. Intorno si trovano ampi giardini e un acquario.
Chinoike Jigoku: è l’inferno rosso sangue, il più caratteristico e quello che maggiormente riporta alla mente ambientazioni dantesche.
L'isola di Kyushu è attraversata dal Nanatsuboshi, il treno-crociera superlusso con sette stelle.
Nuovi arrivi Autunno-Inverno
Campioni di piatti esposti dai ristoranti..guardandoli ti viene già l'acquolina in bocca



domenica 9 agosto 2015

Dal castello di Kumamoto al vulcano attivo del Monte Aso

La mattina, prima di lasciare Nagasaki, facciamo un ultimo giro della città per vedere i suoi templi abbarbicati sulla montagna, circondati da cimiteri cosparsi di pietre scure ben levigate. Prendiamo il bus alla stazione centrale e in tre ore siamo a Kumamoto, in tempo per lasciare i bagagli all’albergo GR Hotel Suidocho e visitare il castello, uno dei più belli di tutto il Giappone (secondo la guida), costruito tra il 1601 e il 1606, poi distrutto nell’800 e ricostruito pochi decenni fa. Lo visitiamo in lungo e in largo, soffermandoci nelle numerose sale stile giapponese.

Fa molto caldo, per bere ci fermiamo nella sala ristoro dove ci sono numerosi distributori automatici di bevande e cibo. Ci stupisce il fatto che questi distributori siano ovunque, lungo le strade, nelle stazioni, nei musei. In pratica sostituiscono il nostro “bar”: quando abbiano sete noi entriamo al bar e loro si fermano in una delle sale con dentro solo macchinette. Un sistema che purtroppo si sta sempre più diffondendo anche da noi.

Girando per la città di Kumamoto vediamo molte ragazze e ragazzi vestiti con l’abito classico, il kimono. Sono bellissimi. Ci spiegano che non lo usano quotidianamente ma solo durante le feste e in questi giorni ce ne sono diverse in tutto il Giappone. Per cena non troviamo niente che ci ispira che non sia un salasso, inoltre anche i giapponesi vanno matti per la carne, la trovi ovunque e non è facile farsi capire. Finiamo per prendere delle confezioni di sushi già pronte al 7-eleven, la catena di piccoli supermercati che si trovano in tutta l’Asia.

L’indomani partiamo per il monte Aso dove si trova uno dei più bei vulcani attivi del mondo (addirittura il più bello secondo una classifica del Gardian) e anche uno di quelli che hanno la caldera più grande con raggio di circa 20 km. Al suo interno sono sorti diversi paesi, tra cui quello dove dormiamo noi. Il gruppo del cono centrale dell’Aso è composto da cinque vette, il cratere si trova sul monte Naka ed emette continuamente fumo con occasionali eruzioni. Per salire in cima alla vetta, e camminare intorno al bordo, si può fare una passeggiata di mezz’ora oppure si può prendere la troppo comoda funivia. Dentro il cratere c’è un lago tutto azzurro.

Purtroppo dal novembre 2014 il cratere ha ripreso alla grande la sua attività e non è possibile avvicinarsi a meno di un km. Lo veniamo a sapere la mattina che partiamo da Kumamoto. Decidiamo di andarci lo stesso ed eventualmente fare delle passeggiate nei dintorni. Quando arriviamo alla stazione dei treni di Aso si vede uscire dalla caldera un intenso fumo, uno spettacolo.
Saliamo con la navetta fino alla stazione della funivia e passiamo tutto il giorno camminando tra un vulcano e l’altro (spenti), sempre guardando in lontananza la bocca della montagna che sputa fumo e zolfo. Molto emozionante. Visitiamo il museo del vulcano, ma non dice molto, anche perché le didascalie sono tutte in giapponese.

Torniamo in paese con l’ultima navetta delle 17. L’unica sistemazione che abbiamo trovato nella zona di Aso sono due letti in dormitorio all’Aso Backpeckers Hostel, un posto delizioso, con una bellissima sala comune e un patio esterno, come in una baita di montagna. Alla fine eravamo pure soli nella camerata da quattro. Visto che non è ancora l’ora di cena, la ragazza alla reception ci consiglia un’onsen vicino.

L’onsen è una specie di bagno turco, vasche di acqua calda termale di cui il Giappone è pieno, ne conta circa 3000. Lo usano moltissimo uomini, donne e bambini. Le vasche degli uomini sono separate da quelle delle donne perché dentro tutti sono completamente nudi, senza alcun pudore. Il prezzo d’ingresso è spesso irrisorio proprio perché per molti di loro è un rito quotidiano. Prima di uscire dall'onsen si siedono su uno sgabello, si insaponano e si sciacquano, tutti seduti in fila davanti allo specchio.

Gli onsen sono tutti diversi, quello di Aso (Yume-no-yu Onsen) è molo bello, ha una vasca centrale interna, una esterna e una sauna. Il rito iniziale prevede il lavaggio del corpo versando dell’acqua da un mestolo, così da sporcare meno l’acqua della vasca. Usciamo dopo un’ora e mezza completamente distrutti, ma appagati e con una pelle molto, molto liscia. 

L'imponente castello di Kumamoto del 1600
Castello: sala dei ricevimenti con i dipinti in foglia d'oro
Altre sale del castello
Ragazzi in kimono
Sorrisi nipponici
Il vulcano visto dal villaggio di Aso, dentro la caldera
...tutto contento si sfrega le mani...
Sentieri ben segnalati intorno al vulcano
La bocca del vulcano vista da una vetta più alta
In certi momenti il fumo è davvero intenso
Vista dell'enorme caldera di 20 km di raggio...nel mezzo villaggi e case
Colori
L'Aso è considerato uno dei più bei vulcani al mondo
Il Naka-dake è un vulcano attivo e negli ultimi decenni ha avuto un'attività particolarmente intensa
Il vulcano spento  Kome-zuka

venerdì 7 agosto 2015

L'orrore umano a Nagasaki

Dopo tre ore di traghetto arriviamo a Fukuoka, città portuale dell’isola di Kyushu, la più a sud del Giappone e una delle meno visitate dal turismo. Visto che ci passiamo, decidiamo di fermarci qualche giorno per vedere i musei di Nagasaki, il castello di Kumamoto, il vulcano attivo dell’Aso-san e i geyser di Beppu.

Al porto di Fukuoka cerchiamo di prelevare dei soldi allo sportello bancomat ma, come ci avevano preannunciato, non si riesce. Da un po’ di tempo ci sono dei problemi per chi possiede il circuito Maestro (praticamente quasi tutti i nostri bancomat), solo alcuni sportelli consentono il prelievo. Ancora una volta la tecnologia giapponese non è compatibile con la nostra. Cercheremo di risolvere il problema a Nagasaki, intanto cambiamo in yen giapponesi i won coreani che ci erano rimasti e una cinquantina di euro.

Non avendo fatto il “japan rail pass” per i veloci treni giapponesi (si può fare solo se si è residenti all’estero e prima di arrivare in Giappone) perché secondo i nostri calcoli non ci conveniva, per arrivare a Nagasaki prendiamo l’autobus, generalmente un po’ meno costoso dei treni. Alle 15.00 siamo all’ Akari Hostel di Nagasaki, lasciamo i bagagli nella nostra piccola e graziosa camera con bagno e andiamo a visitare il museo della Bomba Atomica che si trova nella zona di Urakami, poche fermate di tram a nord della città. Lungo la strada ci fermiamo in un ufficio postale dove finalmente riusciamo a prelevare dal bancomat, ma solo con una carta di riserva che la banca mi aveva fatto in previsione che quella classica non funzionasse. Siamo salvi! Come ultima spiaggia abbiamo sempre la carta di credito, che ha però costi di prelievo abbastanza alti.

Museo della bomba atomica
Esattamente 70 anni fa, la mattina del 9 agosto 1945, veniva lanciata su Nagasaki la seconda bomba atomica, di potenza doppia di quella già devastante di Hiroshima. Il bersaglio avrebbe dovuto essere Kokura, sulla costa nord-orientale dell’isola, ma a causa della nuvolosità, l’aereo puntò sull’obiettivo secondario di Nagasaki (Morale: uno si alza la mattina e vedendo il brutto tempo dice “…che giornata di m…”, non sapendo che una giornata così può salvargli al vita!).

Alle 11.02 del mattino la bomba esplose a 500 metri di altezza distruggendo il sobborgo di Urakami e uccidendo all’istante 74.000 dei 240.000 abitanti della città. Nell’epicentro, le temperature al suolo oscillarono tra i 3000 e i 4000 °C, arrivando a 600 °C fino a circa 1,5 km di distanza. Qualsiasi cosa si trovasse nel raggio di 1 km dal punto d’impatto fu cancellata all’istante e un vento di fuoco ad oltre 1000 km/h spazzò la valle. Dato che gli uomini in buona forma fisica erano in guerra o al lavoro, le vittime furono prevalentemente donne, bambini e anziani. Oltre 75.000 persone rimasero ferite e si calcola che altrettante siano morte successivamente a causa degli effetti collaterali della bomba.

Il museo documenta ampiamente questi fatti con una serie agghiacciante e molto interessante di immagini, video e testimonianze dei sopravvissuti. La parte finale è dedicata alla lotta per il disarmo nucleare e una panoramica delle nazioni attualmente in possesso di armi nucleari. È sorprendente che nei decenni a seguire, malgrado la quantità di morti e di distruzione causati dalle due bombe, gli Stati Uniti abbiano sperimentato, cioè fato esplodere, più di mille bombe atomiche di vario tipo sia in terra che in mare e che diverse altre nazioni, in primis la Russia, l‘abbiano seguita in questa follia devastatrice.

Un video documenta come in una zona del Kazakistan, utilizzata per molti anni dalla Russia come area di test nucleare, gli ignari abitanti abbiano assorbito forti quantità di radiazione, con conseguenze spesso letali. Malgrado tutto questo, India, Pakistan e Corea del Nord non hanno mai firmato gli accordi internazionali di non proliferazione delle armi nucleari e nazioni come Stati Uniti, Israele, Cina, Iran ed Egitto non li hanno ratificati. Si stima che attualmente il numero di testate nucleari nel modo sia intorno alle 20.000, con un picco di 89.000 negli anni ’80.

Il motivo per cui oggi Hiroshima e Nagasaki sono città densamente popolate, malgrado l’esposizione alla contaminazione radioattiva, mentre aree come Chernobyl e Fukushima sono vietate alla popolazione e abbandonate, è dovuto in parte alla poca quantità di materiale radioattivo contenuto nelle due prime bombe atomiche, tra l'altro molto più piccole rispetto a quelle attualmente presenti negli arsenali nucleari, ma soprattutto è dovuto all’opera di bonifica portata a termine dai volontari (molti dei quali dagli Stati Uniti) arrivati in massa dopo lo scoppio delle bombe. In quegli anni si sapeva poco degli effetti della radiazione sul corpo umano, tanti di questi volontari sono morti prematuramente a causa delle radiazioni assorbite.

Anche negli spazi esterni al museo ci sono diverse aree dedicate alla memoria di questo tragico evento, in una di queste ci sono due  colonne della cattedrale di Urakami rimaste miracolosamente in piedi malgrado si trovassero a ridosso dell’epicentro. Nel parco del memoriale è stata allestita una tensostruttura per la commemorazione del 70° anno dallo sgancio della bomba.

La bomba di Nagasaki soprannominata "Fat Man" (grassone)
Immagini subito dopo l'esplosione
Una persona, con i suoi indumenti, si trovava a 1,5 km dall'epicentro

La pressione dovuta all'esplosione ha spazzato tutto quello che si trovava nel raggio di un km
Monumento della pace nel terrazzo sopra il museo
Numero di testate nucleari possedute da alcuni stati del mondo
Origami: in Giappone la gru è simbolo di longevità e felicità
Le 12 colonne di vetro che contengono scaffali di libri con i nomi delle vittime
Nagasaki è a sud del Giappone
Oggi Nagasaki è una città moderna e piena di vita