venerdì 24 luglio 2015

Irkutsk e una sauna al lago Baikal

A Irkutsk stiamo due giorni, uno al lago (a Listvyanka) e uno in città. Fa caldo: 33°C, giorni di sole.

Quando arriviamo alla stazione di Irkutsk, dopo i 3.500 km di treno, dobbiamo spostare le lancette dell’orologio in avanti di tre ore: ora siamo +5 rispetto a Mosca, +6 rispetto all’Italia. Operazioni di questi tipo si fanno di solito quando si vola in aereo, non c'era mai capitato di spostare di così tanto l’orologio dopo una tratta in treno o in bus. La Russia ha nove fusi orari, ma gli orologi esposti nelle stazioni e a bordo dei treni segnano sempre l’ora di Mosca.

A Irkutsk ci si accorge di essere lontani dall’Europa, le persone hanno gli occhi a mandorla e i lineamenti del viso sono decisamente orientali. Facciamo un giro per il mercato della città prima di prendere il marshrutka (pulmino) che ci porterà al lago Baikal, 70 km a sud della città. Il mercato è molto grande, ha sia una zona coperta che scoperta, ed è diviso in settori. Ci lavorano solo le donne, come sempre, spesso sorridenti; i pochi uomini presenti sono burberi e talvolta antipatici. Facciamo colazione al volo mentre passiamo per i banchi, con banane e kefir, uno yogurt acidulo. Nella sezione del miele ci offrono diversi assaggi.

Una ventina di chilometri prima di arrivare al villaggio di Listvyanka visitiamo il museo etnografico Taltsy, una notevole esposizione di vecchi edifici siberiani situati in un’incantevole foresta vicino al fiume. Alla Kacca (cassa, biglietteria) non ci vogliono tenere gli zaini, così andiamo avanti finché una guardia ci dice di lasciarli lì, vicino a lui, lungo la strada…chissà se li ritroveremo. Il museo è carino, ma le case fatte di tronchi di legno non sono poi tanto diverse dalle nostre tipiche case di montagna.

La strada che porta a Listvyanka corre lungo la sponda nord del lago. Sembra di essere al mare, la distesa d’acqua si perde a vista d’occhio. Sulla spiaggia di sassi ci sono turisti e locali in costume, ma solo pochi coraggiosi osano fare il bagno: l’acqua del lago, ghiacciata per buona parte dell’anno, d’estate non supera i 10 °C. Andiamo a piedi verso il Baikal Hostel, super consigliato dalla Lonely Planet perché è immerso nel verde (anche troppo per chi deve farsi 30 minuti a piedi con gli zaini in spalla). Noi siamo attirati dalla possibilità di fare la banya, la caratteristica sauna russa. Questa è l’unica sistemazione che fino ad ora non abbiamo prenotato con Booking, scrivendo direttamente una mail.

Abbiamo fatto la banya la sera stessa, dopo cena, eravamo soli. La struttura, isolata dal resto della casa, ci ha permesso di uscire nudi dopo ogni ciclo di banya e osservare il cielo pieno di stelle: Cassiopea, l’ Orsa Maggiore e Minore, si distinguevano chiaramente tra gli alberi sopra di noi. La banya è una tradizione siberiana presente in molte case. È composta da una camera a vapore con una temperatura superiore agli 80°C, un secchiello per versarsi l’acqua fredda sul corpo appena usciti dalla stanza e dei ramoscelli di betulla per fustigarsi (o farsi fustigare) il corpo in modo da detergere a fondo l’epidermide. Pare che la linfa contenuta nelle foglie dei rami di betulla contribuisca a liberare la pelle dalle tossine. Per entrare nella stanza calda si deve indossare un cappello di feltro in modo da proteggere i capelli dall’effetto del calore.

Nel pomeriggio, lungo la strada che costeggia il lago, vediamo una donna che sta affumicando l’omul, un pesce tipico, cugino del salmone e della trota, lo stesso pesce che vedevamo vendere lungo i binari alle fermate del treno. Ci fermiamo sui tavoli improvvisati che ha allestito nel cortile di casa per pranzare con due bei pescioni, una pagnotta di pane e del the. Buonissimo.

Al mercato del villaggio, dove l'omul viene venduto in quantità industriale, troviamo il coraggio di bere il kvas, una bevanda fatta di pane di segale fermentato in acqua, che in estate viene spesso spillato per strada da grossi fusti sistemati su carretti. L’aspetto è quello della Coca Cola, il sapore ricorda la birra allo zenzero ed è magnificamente fresco e dissetante. 

Passiamo il resto della giornata camminando lungo il fiume e fermandoci a sorseggiare una birra mentre il sole tramonta sull’acqua. Gli unici due turisti occidentali che incontriamo sono una coppia di olandesi in viaggio lungo la trasmongolica. - Dopo il lago Baikal la linea ferroviaria si divide in quattro rami, i due più famosi sono la transiberiana e la trasmongolica; quest’ultima passa per Ulaan Batar e finisce a Pechino, in Cina. - Per i due turisti il Baikal è la prima tappa dopo Mosca; hanno trascorso quattro lunghi giorni di treno durante i quali hanno ammesso di essersi annoiati, soprattutto per la monotonia del paesaggio. Ci ha colpito il fatto che un’agenzia abbia prenotato loro tutto lo scompartimento chiuso (kupe) in modo che potessero essere soli… probabilmente si sono annoiati proprio per questo, se lungo il viaggio non puoi osservare la giostra di persone che ti gira intorno, e che talvolta ti rompe le palle, perdi una grande parte dello spettacolo.

L’indomani, dopo aver fatto colazione nella nostra baita, partiamo per tornare a Irkutsk, fermandoci prima al Museo del Baikal, uno dei rari musei dedicati ad un lago. Il museo, anche se quasi tutto in russo, è interessante. Scopriamo che il Baikal è il secondo lago più grande al mondo dopo il lago Titikaka, ma essendo il più profondo, è quello che contiene più acqua, quasi un quinto dell’acqua dolce non ghiacciata di tutto il pianeta. Nella parte nord del lago vive una grossa colonia di foche, molto piccole per dimensioni, le uniche di acqua dolce sulla Terra. Hanno occhi molto grandi, muso tondo e possiedono zampe con forti artigli che permettono loro di rompere il ghiaccio. Nel museo ci sono due esemplari vivi osservabili attraverso un vetro mentre nuotano nella vasca. Sono così grosse che il loro corpo sembra un enorme uovo…sono buffe!

Durante l’inverno le temperature di questa parte della Siberia scendono fino a -40 °C e il lago gela completamente fino a tre metri di profondità, permettendo alle automobili, e ai camion, di attraversarlo senza l’uso del traghetto. All’inizio del secolo scorso la transiberiana non girava intorno al lago, si fermava ad Irkutsk per riprendere dalla parte opposta del Baikal e una nave rompighiaccio trasportava i viaggiatori da un punto e l’altro. Questa nave è ora diventata un museo visitabile a Irkustk. Facciamo la foto di rito alla roccia dello sciamano (una piccola roccia che emerge dal lago) che si trova praticamente di fronte al museo e torniamo in città.

A Irkustk fa tanto caldo, prendiamo posto nel nostro albergo e giriamo la città, che non ha poi molto di interessante. Visitiamo il monastero Znamensky e la rompighiaccio ormeggiata nei pressi della Diga dell’Angara, una grande barriera sul fiume che si pensa abbia causato l’innalzamento del lago Baikal di oltre un metro. Un ragazzo ci invita a visitare il nuovo quartiere pedonale “130”, fatto di costosi caffè e negozi, su pessima imitazione delle città occidentali.  

Malgrado Irkutsk fosse conosciuta come “la Parigi della Siberia”, anche per i suoi tanti bar e ristoranti, facciamo fatica a trovarne uno che ci piaccia. Finiamo per cenare con una pessima pizza. Una curiosità: le città che abbiamo incontrato prima di questa erano piene di Mc Donald’s, forse più numerosi di quelli presenti nelle città americane stesse, Irkutsk è la prima che non ne ha nemmeno uno.


  Tundra, Taiga, Steppa
Sono termini spesso usati indifferentemente, mentre indicano ambienti naturali ben precisi e diversi fra loro. Da Meridiani, “Siberia”.
  Tundra. Dal termine lappone tunturia, “pianura senza alberi”. È la vegetazione ai limiti delle zone artiche: muschi, licheni, arbusti molto piccoli (erbacee, mirtilli, sussifraga). Nella tundra piove pochissimo e solo in estate. Frequentano questo ambiente renne, caribù, alci, volpi polari.
  Taiga. Dal termine tajgà, di probabile origine altaica (indicava la “montagna coperta d’alberi”). Comincia dove termina la tundra e finisce a sud dove iniziano le foreste temperate. Addirittura un terzo della massa boschiva mondiale è data dalla taiga: abeti, larici, pini, betulle, pioppi,. Frequentano questo ambiente alci, renne, cervi, volpi, lupi, linci, orsi, ermellini, zibellini e castori. Molti insetti in estate.
  Steppa. Dal termine russo step, ossia “pianura secca”. È una prateria coperta soprattutto da erbe (graminacee) e arbusti. Pochissimi gli alberi. L’escursione termica è notevole: inverni freddi (-40) ed estati calde (+40). Poche piogge. Oltre alla siberiana, sono steppe anche quelle della Patagonia, le pampas argentine e le grandi praterie americane. Fra gli animali: ungulati, roditori, rettili

Appena arrivi a Irkutsk i volti cambiano e ci si rende conto di essere in Asia
La cattedrale di Irkutsk di color bianco e salmone
La rompighiaccio "Angara". Un tempo trasportava i passeggeri della transiberiana attraverso il lago Baikal
Chiese siberiane al museo etnografico di Taltsy
Le caratteristiche finestre delle case siberiane
Omul, pesce simile al salmone e alla trota
Vendita dell'omul, pesce endemico del lago Baikal
Una birra aspettando il tramonto sul lago
La banya, la sauna russa, con il fascio di ramoscelli di betulla con i quali ci si fustiga
Vista del lago
...e chi penserebbe che qui d'inverno ci sono metri di neve?
Il Balka hostel, per raggiungerlo camminiamo per 30 minuti
Colazione nella nostra baita
Al lago tutto è azzurro
Nuvole di farfalle

mercoledì 22 luglio 2015

In treno da Ekaterinburg a Irkutsk, 3500 km in 55 ore

Questo è il primo tratto di lunga transiberiana, con giornate intere passate in treno, i nostri tre treni precedenti erano solo notturni: il tempo di salire, mettersi a dormire, e si era arrivati. Abbiamo già provato praticamente tutte le sistemazion (esclusa la costosa prima classe): cuccette in terza classe (Platskart) da San Piteroburgo a Mosca, cuccette in seconda classe da Mosca a Kazan su cabine chiuse (Kupe) e sedili nel tratto notturno da Kazan a Ekaterinburg. A parte i sedili, per ovvi motivi di scomodità, preferiamo la terza classe rispetto alla seconda: le cabine chiuse isolano troppo dall’esterno e dalle altre persone e non permettono di vedere i finestrini della parte opposta. Poi, nelle "kupe", se capiti con qualcuno che vuole tenere le finestre chiuse per dormire fino a tarda mattina… è finita! Dove possibile abbiamo sempre prenotato le cuccette "Platskart" di terza classe.

In questo lungo tratto fino a Irkutsk siamo di nuovo in terza classe. Abbiamo una cuccetta alta e una bassa, sulla stessa linea, così possiamo scegliere liberamente quando stare seduti o dormire e abbiamo la “cassapanca” sotto la branda inferiore riservata solo per i nostri bagagli. I nostri compagni di scompartimento, quelli che stanno di fronte a noi, sono una coppia di Ekaterinburg che sta andando sul lago Baikal per una vacanza (coraggiosi questi: quattro giorni di viaggio tra treno a bus per farsi una vacanza al lago!), lei molto carina e attenta, lui burbero e silenzioso.

Anche su questo treno ci viene consegnato il sacchetto sigillato delle lenzuola bianche (già compreso nel biglietto), da stendere sul sottile materasso. Intorno a noi ci sono soprattutto donne e bambini, pochi uomini. Fuori sempre pioggia e nebbia. Il vagone non ha l’aria condizionata, ma fa comunque fresco. Finiamo di farci il letto con la pila perché le luci vengono spente presto.

Per via del fuso orario, della latitudine alta e per il fatto che ci stiamo spostando verso est, l’alba arriva molto presto, alle due comincia già ad illuminarsi il cielo. Al km 2102 (lungo tutta la transiberiana ci sono delle pietre miliari con indicati i km di distanza da Mosca),  trecento chilometri dopo Ekaterinburg, si entra ufficialmente in Siberia, la famosa terra delle tempeste di neve, dei gulag, delle steppe senza fine e delle distese interminabili di taiga. Finiti gli Urali il tempo cambia completamente, spariscono nebbia e nubi e compare il sole, anche la temperatura comincia  a salire. In treno fa caldo, ma aprendo i piccoli finestrini entra ancora dell’aria fresca.

I nostri compagni di viaggio non parlano inglese, ma tentano di farlo. Ci dicono più volte che quello che vediamo fuori dal finestrino è la “taiga”, la foresta boreale della Russia asiatica, un’enorme distesa di pini e betulle dal tronco bianco. Gli alberi sono in genere più bassi di quelli che siamo abituati a vedere nelle foreste tropicali e in quelle alpine, d’altronde qui l’ambiente è duro e gli alberi devono lottare con temperature che per sette mesi all’anno sono quasi sempre sotto lo zero. Il paesaggio che si sussegue è monotono, rari villaggi fatti di case in legno si alternano a lunghi tratti di nulla. Forse è proprio questo il fascino di questo viaggio interminabile: contemplare il niente dal finestrino.

Dentro il treno la vita scorre in silenzio, qualche sussurro di chi parla a voce bassa. Molti leggono. Con la nostra tazza comprata al supermercato ci facciamo spesso il the o il caffé usando l’acqua bollente del “samovar”, un bel modo di passare il tempo osservando le immagini che si susseguono. Ogni tanto passa la provodniza a pulire il pavimento, oppure l’addetta al vagone ristorante per vendere dei fagottini dolci e salati. Molte sono le donne grasse che viaggiano, un nostro passatempo è anche guardare le montagne di grasso delle loro pance e dei loro fianchi che “dondolano” all’andare del treno. Un gruppo di uomini russi già abbondantemente ubriachi invita Ruggero a bere vodka, non può rifiutare e poi si fanno fare la foto con lui. 

Alle soste dei piccoli villaggi il treno si ferma al massimo due minuti, mentre in quelle delle città più grandi le soste sono di mezz’ora o più, allora tutti scendiamo dal treno per sgranchirci le gambe o per acquistare qualcosa dai chioschetti lungo i binari. Alcune babushke vendono il pesce affumicato in casa.

Il mitico vagone ristorante è quasi sempre vuoto, malgrado il treno sia pieno. Tutti tendono a portarsi il cibo da casa. Noi ci andiamo ogni pomeriggio, non per mangiare (preferiamo rimanere leggeri e mangiare la frutta che abbiamo con noi), ma per bere una birra al fresco dell’aria condizionata. Ne approfittiamo per caricare il computer (a pagamento, 200 rubli) e le macchine fotografiche. Pochissimi i turisti occidentali in treno, nessuno nei nostri vagoni di terza classe, qualcuno nei vagoni “kupe”.

Intanto il treno va. Betulle di qua e di là, sottili e slanciate verso l’alto come fanciulle. Ponti, fiumi e torrenti. Piccoli villaggi e semplici case in legno che lasciano immaginare la difficile vita in questi posti durante i gelidi inverni. Fusi orari che si susseguono veloci anche a salti di due ore, non lasciando il tempo di capire che ore sono:  “Sono le cinque? Ma è l’ora di Ekaterinburg, quella di Irkutsk, oppure quella di Mosca?  Persone che salgono e che scendono, vite che passano, sogni che si avverano.

L'evento di Tunguska
Nel 1908 un corpo celeste si abbatté sulla taiga, poche centinaia di km a nord di Krasnoyarsk, lungo il fiume Tunguska Pietrosa. L’impatto fu violentissimo, tanto che i sismografi lo registrarono fino a migliaia di chilometri di distanza. Una vasta area fu completamente devastata e di colpo sparirono 50 milioni di alberi. Persino il treno che transitava sulla Transiberiana deragliò per lo spostamento dei binari. Secondo gli scienziati l’energia rilasciata nella remota taiga fu di circa mille volte superiore a quella prodotta dalla bomba di Hiroshima. Nonostante in tutto il mondo si parlasse di Tunguska, il luogo era così remoto che la prima spedizione scientifica russa arrivò lì solo nel 1927. La seconda nel 1999 ad opera dei ricercatori dell’università si Bologna e di Trieste.

Fermata in una delle tante piccole stazioni. Le babushka si affrettano a vendere i loro prodotti.
In treno ognuno ha il suo passatempo
Pennichella pomeridiana
La taiga (foresta boreale) da' una sensazione di natura selvaggia
Venditrici di pesce affumicato durante una sosta
Ferrovia vicino a Omsk: questo è il tratto più trafficato al mondo per il trasporto di merci
Il nostro treno visto dal passaggio sopraelevato della stazione
Le betulle danzanti viste a 100 km all'ora
Una delle stazioni lungo la transiberiana, alcune hanno nomi impossibili come quella di Uyarspasopreobrazhenskoye!
Una vodka non si può rifiutare (inutile dire che sono astemio)
L'alba alle 2.30 di mattina...nel vagone tutti dormono
Villaggi lungo la ferrovia prima di Irkutsk
Arcate sui fiumi: l'Ob che attraversiamo è uno dei più lunghi al mondo

domenica 19 luglio 2015

Il confine tra Asia e Europa a Ekaterinburg

- Ci fermiamo due giorni e una notte, temperatura esterna massima 18°C, +2 ore rispetto a Mosca -

Ekaterinburg (Yekaterinburg in russo: questa differenza è importante quando si devono prenotare i treni sul sito delle ferrovie russe) è stata fondata da Pietro il Grande nel 1723 allo scopo di sfruttare le ricchezze minerarie degli Urali. La città prese il nome da due Caterine: la consorte di Pietro stesso e la santa patrona russa delle miniere.

Ekaterinburg è però nota soprattutto per la strage dei Romanov, perpetrata dai bolsevichi nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, esattamente 97 anni fa. Lo zar Nicola II e la sua famiglia furono trucidati nella cantina di una casa del luogo. Ora, in quel luogo, è stata costruita la Chiesa sul Sangue, probabilmente il più grande monumento in memoria dei Romanov. La chiesa Russa ha beatificato la famiglia Romanov nel 2000. Nel pomeriggio, quando siamo andati a visitare il sito, era in corso davanti alla chiesa un’enorme celebrazione liturgica con migliaia di fedeli. La visita al monumento è davvero suggestiva. Poiché subito dopo la strage non tutti i corpi furono trovati, sorse la leggenda che una delle figlie, Anastasia, fosse sopravvissuta. Diverse furono le donne che dichiararono di esserlo. Nel 1990 la prova del DNA, su dei corpi trovati molti anni dopo nel bosco, provò in modo definitivo che Anastasia fu uccisa insieme alla sua famiglia.

Piove a Ekaterinburg, nuvole basse, nebbia. La ragazza che ci accoglie nell’appartamento guest-house ci dice che sono 15 giorni che non vedono il sole. Anche questo ostello si rivela un’ottima scelta (valutato 9,2 su Booking): in pieno centro, arredamento nuovo e tenuto costantemente pulito dalla giovane padrona di casa. Continuo a chiedermi dove siano gli uomini. Attraversando il fatiscente ingresso di un’ enorme palazzo non si direbbe che l’appartamento da cui è stato ricavato questo ostello sia così moderno. In cucina c’è tutto l’occorrente per prepararsi un the o un caffè. La nostra camera è spaziosa e domina la città, ma non si può chiudere a chiave, l’occhio vigile della padrona è più sicuro delle serrature.

Dopo più di una settimana in questo Paese abbiamo imparato a fidarci dei Russi: persone corrette, oneste, che mai hanno tentato di approfittare del fatto che siamo turisti stranieri. A volte sono burberi, scontrosi, ma la gentilezza e la disponibilità della maggior parte di loro compensa pienamente le lacune.

Nel pomeriggio facciamo un giro in ul Vaynera, l’unica via pedonale, un format che sembra ripetersi in tutte le città: una sola unica via piena di negozi, bar e ristorantini, l’immancabile MC Donald (ce ne sono più qui che negli Stati Uniti) e tanti artisti di strada. L’abbigliamento è ancora più contenuto, ben lontano dalle scollature e dai pantaloncini inguinali di San Pietroburgo. Le donne anziane vestono spesso con gonne lunghe e fazzoletto in testa, come nell’immagine più classica di questo paese.

In fondo alla via si trova il museo di Geologia degli Urali, con otre 500 minerali provenienti dai monti Urali e una grande collezione di meteoriti (oltre 100) con foto e video che illustrano il loro impatto con l’atmosfera. È impressionante come sia luminoso l’ingresso di una meteorite nell’atmosfera, sembra un’esplosione in cielo, visibile anche di giorno. Il museo sembra essere una delle più grandi collezioni al mondo di questo tipo. Molto interessante.

Dopo uno spuntino al Pizza Mia, una catena di locali che offrono cibo che assomiglia alla nostra pizza, andiamo a mangiare in uno dei tanti self-service. La sera le vie si svuotano presto, ma non ci sentiamo mai in pericolo.

Ekaterinburg è considerata la capitale politica dei Monti Urali, al confine tra l’Europa e l’Asia, 1814 km di treno da Mosca. Il confine fisico vero e proprio si trova 40 km più indietro, verso Mosca, dove c’è una stele in pietra ormai abbandonata. Per renderlo più accessibile  ai visitatori è stato costruito un nuovo monumento a soli 17 km dalla città, lungo la strada principale, una specie di Torre Eiffel in miniatura. Ci andiamo la mattina successiva con un taxi chiamato dalla nostra padrona di casa (850 rubli). L’auto è un SUV. Le automobili in Russia sono tutte di grossa cilindrata perché la benzina costa molto poco, 33 rubli al litro, poco più di 50 cent di euro.

Nel pomeriggio visitiamo il museo delle Belle Arti che conserva l’elaborato padiglione in ferro battuto vincitore dell’EXPO di Parigi del 1900. Il museo, oltre ad una serie di dipinti dell’800 di artisti minori russi ed europei, contiene una serie di pietre preziose  ritrovate nelle miniere degli Urali. Verso sera andiamo al supermercato per fare la scorta di cibo per i giorni che passeremo in treno. Partenza alle 22.21 (20.21 ora di Mosca) con il treno da Ekaterinburg per Irkutsk, dove arriveremo dopo 55 ore di viaggio.

Il nostro vagone nel viaggio notturno da Kazan a Ekaterinburg

Così vengono ricevuti all'arrivo del treno i turisti che "pagano"... 

La famiglia dei Romanov fu trucidata nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 

La beatificazione della famiglia Romanov da parte della chiesa russo-ortodossa avvenuta nel 2000

Prorprio il giorno del nostro arrivo a Ekateriburg si è svolta una cerimonia commemorativa davanti alla Cattedrale del Sangue


Il confine tra Europa e Asia a Ekaterinburg
Un rito degli sposi di Ekaterinbur è quello di annodare un nastro negli alberi intorno al monumento sul confine tra Europa e Russia 

Meteoriti nel museo di Geologia degli Urali di Ekaterinburg

Oggetti realizzati con le pietre preziose proveniente dagli Urali

Il padiglione russo che vinse l'EXPO all'esposizione del 1900

I tartari di Kazan

 - Ci fermiamo due giorni e una notte, temperatura esterna dai 17 ai 22 °C, stessa ora di Mosca  – 
             
Siamo arrivati a Kazan con il treno notturno da Mosca, l’unico seconda classe (2T) sui sette che abbiamo prenotato, gli altri sono tutti di terza classe e un notturno su poltrone. È un treno nuovissimo a due piani, con cabine chiuse e tre bagni spaziosi per carrozza. Il samovar (distributore di acqua calda) è all’inizio e la giovane “provodniza”, l'addetta alla manutenzione dei vagoni, lo gestiva senza troppi sorrisi. Con noi, nello stesso scompartimento da quattro letti, c’erano una signora anziana e una giovane ragazza che ha appena fatto gli esami di maturità e si appresta a studiare medicina. Ci ha fatto da interprete con la signora anziana che ci raccontava degli inverni gelidi a  – 30 °C e delle estati torride (sempre secondo i parametri russi) di Kazan, molto più calde di quelle di Mosca. A parte questo mese di luglio, dove il clima sembra impazzito, con freddo e pioggia. Ad un tratto la signora si agita indicandoci in lontananza il Volga, il fiume più lungo d’Europa, testimone di una delle battaglie più cruente della seconda Guerra Mondiale. Tra il Volga e il Don sono morti migliaia di nostri soldati. Lo attraversiamo su un ponte di ferro che rimbomba imponendoci il silenzio.

La stazione di Kazan è proprio di fronte al palazzo del Cremlino, elevato sopra una collina. Prima di andarci depositiamo i bagagli in ostello, ad una mezz’ora di cammino dalla stazione. La struttura si trova in pieno centro pedonale, come l’ostello di Mosca, il personale è gentile e la stanza molto curata, con 30 euro abbiamo il bagno in camera e una buona colazione. Nelle città che visitiamo prendiamo sempre delle camere in centro, eventualmente con il bagno in comune per contenere il prezzo, in modo da poterci muovere tranquillamente anche di sera. Ci raccontava un’italiana che abbiamo incontrato a Mosca: “…l’agenzia ci ha prenotato un albergo bellissimo, ma lontano, la sera ci sentiamo isolati.

Il simpatico ragazzo alla reception ci chiede se volgiamo la registrazione del visto, alla quale ci eravamo ormai rassegnati di rinunciare, visto che nei due ostelli precedenti non ne volevano proprio sapere di farcela. Dopo mezz’ora ci porta i documenti in camera con la registrazione fatta e gratuitamente… se penso al tempo che abbiamo perso, e ai soldi che ci chiedevano, a San Pietroburgo e a Mosca per cercare di averla… (la storia della registrazione del visto è un retaggio del passato: un controllo contro l‘immigrazione clandestina. Esiste anche in Italia qualcosa di simile. Chi rimane per più di sette giorni in una città deve registrarsi alla polizia. In teoria a noi non serviva perché non ci fermiamo mai più di tre giorni nella stessa città, ma se non hai almeno una registrazione la polizia può crearti dei guai…)

Kazan ci sorprende: moderna, vivace, pulita e con le persone vestite alla moda occidentale, soprattutto le donne, vera forza della Russia. La pulizia è la cosa che più ci ha colpito di questo paese, non si trova un carta per terra neanche lungo i bordi delle strade, i bagni pubblici – tutti a pagamento - hanno sempre carta igienica e sapone, le stanze d’albergo sono ben curate, così come i treni, dove le lenzuola vengono consegnate candide e sigillate. Ci fermiamo a mangiare e notiamo che i prezzi sono crollati rispetto alle due città precedenti, anche se già Mosca è meno cara di San Pietroburgo. Qualsiasi corsa in autobus costa 20 rubli (0,3 euro), la stessa cifra che si paga viaggiando nell’unica linea della metropolitana di Kazan.

Visitiamo il Cremlino (castello), non rosso come a Mosca ma bianco,  di un biancore accecante,  con le cupole delle chiese sfavillanti di azzurro e oro. È patrimonio dell’Unesco dal 2000. Al suo interno, più piccolo di quello di Mosca, si trovano dei giardini, dei palazzi governativi, la Cattedrale dell’Annunciazione, la moschea di Kul Sharif e la torre di Syuyumbike.
La Cattedrale dell’Annunciazione ricorda le chiese del Cremlino di Mosca ed è stata progettata dallo stesso architetto che ha progettato la chiesa di San Basilio. La moschea di Kul Sharif è stata completamente ricostruita su modello di quella distrutta da Ivan il Terribile nel 1552 quando invase la città. La torre di Syuyumbike deve il suo nome all’omonima principessa costretta a sposare Ivan il Terribile per scongiurare la distruzione della città… a patto che Ivan costruisse per lei una torre più alta del minareto della moschea. Per ironia della sorte, sembra che la principessa si sia buttata proprio da questa torre per darsi alla morte.

Ci fermiamo a mangiare in via Bauman, la via pedonale lunga circa un chilometro che inizia proprio dal Cremlino. Al n°68 c’è il nostro ostello e un self service (i russi hanno la passione per i self service, sono più dei ristoranti) con ottimo cibo.
La sera andiamo al porto per una escursione al tramonto sul Volga (250 rubli a testa). Il cielo, spesso nuvoloso, ci regala un tramonto da favola mentre il battello percorre l’ansa del fiume da una parte all’altra. Il dislivello del Volga dalla foce al mare è molto piccolo, per cui si creano spesso lungo il suo tragitto dei piccoli laghi o delle anse naturali.

Il giorno successivo è tutto di sole, una rarità. Prendiamo il bus n° 2 e andiamo al tempio di tutte le religioni, una decina di chilometri fuori città. È un complesso architettonico che contiene diversi modelli di architettura religiosa, tra cui spiccano una chiesa ortodossa, un minareto , una sinagoga e una pagoda. Il tempio non ospita cerimonie religiose, viene definito come “centro culturale internazionale di solidarietà”. Esteticamente è molto bello, tanto da essere diventato un’attrazione turistica. Il tempio è ancora in costruzione, quando sarà completato avrà 16 cupole corrispondenti alle 16 maggiori religioni.

Nel pomeriggio facciamo una passeggiata fino al museo etnografico dove sono ricostruite le tipiche case dei tatari (o tartari) e dove mangiamo un dolce tipico cotto al forno. È già tempo di prepararsi per andare alla stazione dei treni. Alle 20.20 ci aspettano i sedili del treno per Yekaterinburg, dove arriveremo la mattina alle 10.41 ora di Mosca, ma saranno le 12.41 locali…che confusione.

La moschea di Kul Sharif di Kazan

La moschea con il vecchio campanile Syuyumbike

Palazzi d'epoca lungo la via pedonale Baumana

Tramonto sul Volga, un fiume lungo 3690 km

Il tempio di tutte le religioni

Paola appena scesa dal treno proveniente da Mosca

Il nuovo treno con vagoni letto a due piani delle ferrovie russe

sabato 18 luglio 2015

I musei di Mosca

- Ci fermiamo due giorni e una notte, temperatura esterna dai 16 ai 19 °C -                                                                    
Siamo arrivati a Mosca con il treno da San Pietroburgo alle 6 di mattina, piove, tanto per cambiare. Con la metro andiamo alla Piazza Rossa per non arrivare troppo presto all’albergo, alcune delle fermate della metropolitana sono molto belle. Ci rifugiamo nella Cattedrale di Kazan, assistendo ad una funzione ortodossa. La cattedrale è stata ricostruita identica all’edificio originale del 1636, distrutto per ordine di Stalin perché ostacolava le parate lungo la Piazza Rossa.

Di fronte a noi, in mezzo alla Piazza Rossa quasi deserta per l’ora e per la pioggia, c’è il mausoleo di Lenin. Singolare il fatto che dopo la sua morte per infarto, avvenuta nel 1924, quando aveva 53 anni, Stalin decise di farlo diventare una specie di reliquia, contro la volontà dello stesso Lenin che voleva essere sepolto in modo del tutto normale accanto alla madre a San Pietroburgo e contro la volontà della vedova. Per questo fu imbalsamato con una tecnica particolare messa a punto pochi mesi dopo da alcuni scienziati. Il processo di decomposizione è stato bloccato ed ora Lenin appare con la carnagione bianca come fosse una statua di cera. Se qualcuno volesse farsi imbalsamare, l’istituto mette a disposizione la sua esperienza per circa un milione di dollari!

Sotto la pioggia raggiungiamo la vicina via pedonale Ul Arbat e prendiamo posto nell’ostello. La nostra camera ha la finestra rivolta proprio su questa via, piena di negozi , fast food e artisti di strada. Dopo la visita al poco interessante Convento Novodevichy, ricco di opere d’arte che non ci dicono molto, andiamo al Museo dei Cosmonauti che espone diversa attrezzatura spaziale, tra cui  navicelle e tute usate nei primi voli, alcuni tipi di satelliti artificiali e anche il video dell’ultimo atterraggio di Samantha Cristoforetti.

Nel tardo pomeriggio finalmente esce il sole, arriviamo appena dopo la chiusura al museo Tetryakov (che chiude ben due ore prima di quanto indicato nella Lonely Planet!) e deviamo verso il parco delle Sculture Art Muzeon,  un parco pieno di sculture in pietra, metallo e legno. Torniamo a piedi verso casa cercando un supermercato dove far un po’ di spesa, non si notano facilmente perché non hanno evidenti cartelli e, quando non sono posizionati nei sotterranei, hanno le vetrate oscurate. Li troviamo per caso, quando vediamo una persona uscite da una porta con la spesa, oppure chiedendo in giro.

Il giorno dopo lo dedichiamo al Cremlino. Piove. Arriviamo che la coda alla biglietteria è già lunga e non capiamo dei tre tipi di biglietto che ci sono quale dobbiamo fare. Ci sono delle indicazioni in inglese, ma sono scarse, così come sono scarse quelle nella metropolitana, dove ci siamo “persi” più volte. Abbiamo poi capito che un biglietto (700 rubli) serve per visitare il fantastico museo dell’Armeria, che contiene corone, gioielli e regali che i vari regnanti europei hanno donato agli zar russi. Un’audioguida in italiano aiuta la comprensione. Un secondo biglietto da 500 rubli permette di visitare tutte le chiese della piazza del Cremlino e alcuni palazzi governativi, mentre il terzo biglietto (250 rubli) serve per salire in cima al cinquecentesco campanile di Ivan il Grande, la struttura più alta di tutto il Cremlino, dalla quale si possono fare stupende fotografie…se non piovesse.

Nel pomeriggio finalmente esce il sole, visitiamo il Teatro Bolshoi e la fantastica Cattedrale di San Basilio che domina la Piazza Rossa, un tripudio di colori. Nelle vie intorno alla piazza  ci sono tantissimi turisti, molti dei quali italiani. Torniamo al nostro ostello in Arbat street per recuperare gli zaini e ci avviamo alla stazione ferroviaria dove ci aspetta il primo treno della transiberiana.

Arrivo alla stazione di Mosca

La Piazza Rossa con la chiesa di San Basilio, il Cremlino e in primo piano il mausoleo di Lienin

La chiesa di San Basilio

La chiesa dell'Assunzione all'interno del Cremlino

Le chiese del Cremlino viste dal campanile di Ivan il Terribile

L'interno del Museo dei Cosmonauti

La tuta spaziale di Yuri Gagarin

Le vie intorno alla Piazza Rossa

La complicata metropolitana di Mosca